Elio Lentini nasce a Villafranca Lunigiana (Massa Carrara) il 2 ottobre 1938.
Terminati gli studi si trasferì con la famiglia a Ventimiglia, in Liguria dove iniziò a frequentare una bottega per la lavorazione del metallo e, in seguito,riuscì ad aprire un atelier per conto proprio (siamo alla fine degli anni ’50) in cui componeva collages composti da lamine di vari metalli intagliate con la fiamma ossidrica.

Il 1960 fu l’anno di svolta, quello in cui incontrò e conobbe lo scrittore e drammaturgo Antonio Aniante che incise profondamente sulla sua formazione artistica. Infatti l’Aniante, terminata la sua prolifica esperienza di addetto culturale al Consolato Generale d’Italia di Nizza, aveva stabilito la sua residenza nel comune di Latte di Ventimiglia, dove, nella sua Villa dei Pini, potè ospitare scrittori e artisti del calibro di Levi, Comisso, De Chirico, Cocteau, Le Corbusier, Sanguineti, Picasso e Matisse, Pirandello, Fernanda Pivano ed anche Ghandi. Nel 1965, proprio grazie alle esortazioni di Aniante, Lentini decise di mostrare al pubblico, per la prima volta, le sue opere nel Palazzo del Parco di Bordighera; tale mostra fu un vero successo internazionale da cui prese avvio un percorso di crescita artistica inarrestabile influenzato proprio dal contatto e dalla frequentazione con questi geni dell’arte; fu così indotto a sperimentare forme rinnovate di espressione artistica che lo condussero ad approdare al periodo detto delle “TORSIONI” con opere che gli valsero riconoscimenti internazionali e una chiara affermazione nel mercato dell’arte.

Elio Lentini e Antonio Aniante

Furono anni straordinari in cui partecipò a prestigiose esposizioni e personali internazionali (a Tokio, New York, Parigi, Strasburgo, Madrid, Roma e persino alla Biennale di Mentone).
Tale fu la risonanza acquistata a livello internazionale da ottenere il Premio della Camera dei Deputati “On. Sandro Pertini” e il Premio Marco Aurelio a Roma nel 1974.
Nel 1974 il critico d’arte Leonello Venturi e l’Aniante lo definirono “il caposcuola del realismo magico” alludendo all’espressività e alla pienezza formale delle sue opere che si connotano per la presenza di un equilibrio sempre precario e instabile al pari di quello dell’esistenza umana, tra il freddo materialismo  dei metalli e la magia che solo un’anima sensibile come quella di un vero artista sa infondervi.

E la sua sensibilità e forte personalità di uomo e di artista hanno connotato anche le sue scelte di vita privata che, pur tra successi eclatanti, è sempre stata “crepuscolare”, avvolta e protetta dai boschi di Dolceacqua, dal silenzio di ulivi e vigne dai quali trae la forza per continuare la sua opera silenziosa ma preziosa di diffusione di quei messaggi profondi che solo l’arte può trasmettere. Qui, infatti, a Dolceacqua, vive e ospita spesso studenti e appassionati di arte.