Alcune delle più significative interpretazioni critiche della sua opera.

Antonio Aniante

Ho conosciuto Elio Lentini nel cammino dei grandi maestri d’eccezione, per i quali non esistono segreti nella trasformazione dei metalli in capolavori d’arte. Egli cominciò da giovane a prendere confidenza con i metalli e da lì si schiuse, come un meraviglioso fiore, il suo genio d’artista. Genio nella sua espressione sublime, capace di dar vita a capolavori, opere irraggiungibili nella pienezza delle forme, nella felicità delle interpretazioni, nella realizzazione delle ricerche nei colori e nelle torsioni del metallo.
Contorsioni metalliche, sia negli smaglianti riflessi che dagli stessi metalli egli riesce a trarre verso la luce del sole.
Vasto è il poligono delle scoperte realizzate da Elio Lentini, e vorrei che questo grande artefice sopravvivesse a tutte le mode e a tutte le scuole, con la sua personalissima visione del mondo. Per cui lo esorto a non lasciarsi sedurre dall’originalità a tutti i costi, che ha tratto in inganno molti valenti pittori e scultori della nostra epoca. Grandi e piccoli artisti si sono sbizzarriti a più non posso, maneggiando il ferro ed altri metalli ma sono riusciti soltanto a “épater les burgeois” senza nulla aggiungere alla freschezza della più bella e gloriosa tradizione.
Questi sono i motivi che mi incitano a esortare Elio Lentini a ripiegarsi su stesso, senza curarsi di certi “critici”, senza preoccuparsi del gusto del pubblico. Concludo definendo il Lentini come il CAPOSCUOLA di un “REALISMO MAGICO” che si sprigiona dai più vili ai più nobili metalli, maneggiati da lui con una maestria che non ha precedenti nel campo

Albino Calvano

Ciò che immediatamente colpisce nell’arte di Elio Lentini è l’equilibrio tra un temperamento riccamente sensuale, il temperamento di un artista innamorato della materia, dei suoi sapori ed umori segreti, della sua duttilità e plasmabilità, e una lucida visione intellettuale che gli consente di ricondurre a sintesi esistenziali gli slanci di un estro non privo di eloquenza.
Nasce così un mondo metamorfico, in cui il metallo mantiene intatti i suoi valori materici per subito metaforizzarsi in sigle zoomorfiche o fitomorfiche, quasi in una trascrizione in termini attuali del dionisismo barocco. “Realismo magico” perché nell’opera di Lentini realtà e magia non sono termini contrapponibili: il magistero dell’arte rivela il fondo miracoloso e significante delle cose…

Chiara Tonet

Per Lentini sono le sensazioni che rendono viva la materia. La rigidità del metallo si scioglie nella plasticità della forma e si può accarezzare il senso del dolore, la sofferenza del metallo nel momento in cui viene inciso e tagliato. Lo scultore, la mano modulano l’azione del laser rispettando la resistenza dei metalli: in questo consiste la sua maestria. Gli esiti migliori li raggiunge nelle torsioni: lastre sottili di acciaio,tagliate con l’ausilio del laser, scaldate una ad una e raccolte in un fascio per torcersi poi secondo la volontà dell’artista. Dalla torsione dell’acciaio emergono figure sottili che si estendono in uno spazio verticale, esprimendo il senso di continuità del processo creativo. Attraverso l’uso della fiamma ossidrica le sue sculture si colorano di una vasta gamma di tinte che dipingono l’opera come fosse la tela di un pittore

Pier Luigi Megassini

Ho conosciuto Elio Lentini quando ha incontrato gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Sanremo per condividere con loro un’esperienza artistica particolare: stilizzare dei disegni, ritagliarli con il laser su lamine e ricavarne delle pseudo litografie. Mi ha meravigliato la disponibilità con cui lui, artista di comprovata bravura e notorietà, non dava lezioni ai giovani, ma lavorava con loro come fossero colleghi, mettendoli a loro agio e sollecitando in loro un’immediata passione per quel che faceva. In più occasioni li ha riincontrati e ospitati anche a Bordighera presso la sede dell’Unicef dove la sua Associazione allestisce ogni anno un ricco calendario di appuntamenti.

Dino Marasà

Le opere di Elio Lentini descrivono i soggetti decontestualizzandoli e sottolineando i loro aspetti essenziali. È un artista che fa dell’idea primitiva la linea portante del suo linguaggio espressivo. Per l’artista la forma ridotta all’estremo è il principio sostanziale dell’essere, il perno sostanziale del reale. La riduzione al minimo diviene così fulcro della massima espressività e del dialogo tra artista e spettatore, che ben riesce grazie all’uso di svariati materiali che accostati sottolineano la carica comunicativa dell’operato dell’artista.

Lilia De Apollonia

L’artista Elio Lentini, nato in Toscana, ma ligure d’adozione, è diventato uno dei maestri punto di riferimento per la scultura non solo in Liguria, ma in tutta Italia. La sua arte talmente innovatrice lo ha portato alla ribalta internazionale da lunghi decenni. I suoi lavori, dopo un esordio pittorico, sono realizzati in ferro, in seguito in rame e negli ultimissimi anni su lastre d’acciaio inox, incisioni colorate con una tecnica particolare di cui lui è l’unico depositario e d inventore.
La sua produzione molto ricca ha attraversato tre periodi corrispondenti alla sua vita e alla sua evoluzione interiore, al suo sentire che permea ogni singola opera. La definizione della sua arte coniata da Aniante è e resterà la più consona: “realismo magico”.Infatti realtà e magia anche ad un semplice osservatore balzano immediatamente agli occhi.
Anche nelle sue ultime opere, le lastre d’acciaio dai raffinati colori, a volte sfumature iridescenti,il maestro esprime il dramma di vivere e il suo partecipe sentire, la sua sensibilità verso la natura e l’uomo colto e trasfigurato nelle vibrazioni di colore e nell’essenza delle forme. Dai lavori con la fiamma ossidrica che per ore lo costringevano ad uno sforzo quasi immane, alle ultime incisioni con una tecnica meno dura ma ugualmente efficace, il maestro,che ora vive e lavora nel suo buen retiro sulle colline di Dolceacqua, non abbandona la sua magia che sempre attrae ed incanta.

Giorgio Falossi

La scultura nella sua più ampia interpretazione. Questo sembra volerci dire il cammino artistico di Elio Lentini. Sculture come modellazione del ferro, come assemblaggio di vari materiali quali rame, ottone, zinco, ottenuto come un collage saldatura-colore. Sculture come metallo patinato e incisioni su lastre brunite; insomma uno scultore che volge il metallo ad espressione artistica, scrutandone le possibili trasformazioni in rapporto allo spazio, al tempo, al colore. Conoscenza tecnica, ma anche raffinatezza interpretativa, in modo che la forma acquisti una sembianza particolare, un andamento sinuoso, ritmico che porta alla figurazione di un’immagine. La tecnica vede il metallo attorcigliarsi in una continua mobilità creativa. Un divenire incessante dell’anima che diventa ferro e si articola in sensazioni e vibrazioni. Il cannello incandescente unisce le parti di un’anima pulsante nella ricerca dell’essenza della vita.

A. Fornara

I lavori di Elio Lentini – sculture e torsioni giocati sulla compresenza di argento, rame, ottone, acciaio, ferro – sono avventure vissute lungo la linea di massima estraniazione dall’insignificanza utilitaristica della materia.
Risulta peraltro problematico definire “sculture e lastre incise” i prodotti d’una simile scommessa, perché Lentini elude intenzionalmente quel residuo di riferimento “monumentale “che questi esiti comportano, per condurre lo sguardo all’ulteriore illusione di forme espressive affatto estranee al trionfo del metallo. Se le” torsioni” approdano a nobilissimi eventi di pure linee in una spazialità tridimensionale, le “lastre” incise culminano nella suggestione di “quadri” dove la luce cade prigioniera di colori e increspature espressive inattese.
La sintesi delle tecniche entra così in quel dominio che Galvano definiva di “magia”.

Daniela Gandolfi

Si è avverato un progetto da lungo tempo inseguito. Da lunedì 19 Aprile 2010, in occasione della XII settimana della Cultura, promossa in tutto il territorio nazionale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nel Salone del Museo-Biblioteca “Clarence Bicknell” a Bordighera, è fruibile una preziosa esposizione delle opere del Maestro Elio Lentini dal titolo “TRASFORMAZIONI”. Un progetto a lungo inseguito, perché il Maestro Lentini, che nel passato collaborò più volte con Nino Lamboglia, ha sempre sperato di poter organizzare una sua esposizione nel complesso culturale in cui operò il grande archeologo ligure e commemorare quel Nino Lamboglia che lo onorò della sua personale amicizia. Già per tali ragioni questa sede dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri si porrebbe quale luogo ideale per tale esposizione, ma altre motivazioni scientifiche giustificano la scelta e la supportano in maniera incisiva.

L’arte di Lentini, infatti, si coniuga con il Ponente Ligure, interagisce da sempre con Bordighera e con quei fermenti culturali che la contraddistinsero, come evidenziato dalla relazione inaugurale di Bartolomeo Durante su “L’ambiente culturale di Bordighera tra gli anni SESSANTA e SETTANTA”, un’epoca in cui la città vide il convergere di intelligenze destinate a gran fama, da Natta a Renzo Laurano, Da Francesco Biamonti a Comisso, dalla Pivano ad Aniante… in un’interazione sinergica con brillanti personalità dell’arte visiva e dell’antiquariato. Lentini si colloca così come l’anello di congiunzione tra epoche distinte, tra arti distinte, testimone di un’epoca di fermenti culturali oltre che della specificità della propria arte e a riprova del rilievo dell’iniziativa in questo contesto museale vale un riferimento all’opuscolo informativo che , guida della mostra,si chiude con il “testamento artistico” di Giorgio Carbone, più noto come Giorgio I, lo scomparso Principe di Seborga che, qualche mese prima di morire, chiamò presso di sé Elio Lentini per consegnargli queste note critiche piene di nostalgia ma anche rievocazione di una gloriosa epoca culturale bordi gotta di cui Elio Lentini, con altri, fu tra i principali protagonisti .